Il taccuino di Armando Leotta Rotating Header Image

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C’è da spostare un neutrino!

Riporto i fatti.

Fotografo e non commento.

La notizia su Il Corriere.

Comunicato stampa del Ministro On. Mariastella Gelmini:

 

“La scoperta del Cern di Ginevra e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è un avvenimento scientifico di fondamentale importanza.”

Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna.

Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.

Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.

Inoltre, oggi l’Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l’anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante”.

Comunicato stampa Gelmini

Clicca per ingrandire (screenshot 24/9/2011 ore 16:08)

Il mondo ridequotidiani compresi.

La Rete 29 Aprile (“Ricercatori per una università pubblica, libera e aperta”):

“Nessun tunnel ma un fascio di neutrini che è stato ‘sparato’ dal Cern di Ginevra per un viaggio sotterraneo che dura 2,4 millisecondi, raggiunge la profondità massima di tre chilometri per effetto della curvatura terrestre e termina al Gran Sasso, dove il fascio è ‘fotografato’ da un rilevatore e ne viene misurata la velocità. Quindi tranquilli, soprattutto i cittadini di Firenze che si trovano sulla traiettoria: il viaggio delle particelle, perfettamente rettilineo, non impegna nessuna struttura costruita dall’uomo; e nessuno potrà usare tale esperimento per giustificare una nuova TAV sotto il Trasimeno”.

La replica del Ministro:

 “Polemica destituita di fondamento e è assolutamente ridicola. E’ ovvio che il tunnel è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso”

 

E’ ovvio, ignoranti.

Ai posteri.

Il referendum del 12 e 13 giugno spiegato ai nostri figli tra cauto ottimismo e soddisfazione

“E’ andata, per fortuna.”

“Cosa è andata?”

“Il refererendum, il quorum è stato superato per fortuna”

“Ah è una cosa buona no?”

“Beh, se non si superava il quorum, e cioè almeno la metà degli aventi diritto più uno, il risultato delle votazioni sarebbero stato semplicemente ignorato”

“E perché  mai scusa? Uno deve andarci per forza a votare?”

No, ma è un diritto-dovere. E poi questo era un referendum: la delega politica ahimè è fallita e si chiede l’opinione del popolo su alcune questioni importanti

“Sì sì, lo so, l’abbiamo studiato a scuola. Sono referendum dove si chiede se si vuole cancellare una legge”.

“Sì, si dice abrogare, sono referendum abrogativi”

“Ecco, quelli. Ma non fanno prima a fare le leggi giuste invece di chiederci se vogliamo abrogare quelle che, evidentemente, tanto giuste non sono?”

“Eh, sì, sarebbe meglio”

“A scuola abbiamo parlato tanto dell’importanza di questo referendum, dell’acqua, del nucleare e della legge per Berlusconi ma io non ho capito una cosa:  perché se sono leggi sbagliate serve il quorum? Sono sbagliate anche senza raggiungerlo o no?

“E’ una questione di democrazia e costituzione: al momento i referendum sono presi in considerazione in quanto espressione insindacabile del popolo che è sovrano ma solo se si esprime la maggioranza degli aventi diritto.”

“Beh ma per cose così importanti dovrebbero andarci tutti a votare!”

“Hai ragione ma la politica tenta di guidare anche questo momento di espressione di libertà del cittadino suggerendo cosa votare e, peggio ancora, di non andare a votare sperando di non raggiungere il minimo numero di votanti”.

“No, aspetta, fammi capire: c’è qualcuno che va a votare al referendum e dice che vuole il nucleare e la legge per i politici ad esempio sono da mantenere? Non ci credo!”

“Beh, sì… Ma c’è di peggio: c’è chi non va a votare nella speranza che non si raggiunga il quorum per mandare tutto in fumo.”

“Secondo me il referendum dovrebbe valere anche se vota solo uno così la prossima volta vanno tutti a votare, no? Cioè te ne freghi e di fatto decidi per me che m’interesso e vado a votare?”

“Sì, lo credo anch’io che qualcosa debba essere modificato. Intanto sono contento. Oggi abbiamo rischiato di legittimare la consegna di un mondo peggiore a te ed ai tuoi figli, e non me lo sarei mai perdonato. Erano anni che non ero orgoglioso di essere parte attiva di un risultato politico, elettorale e sociale.

 

Sì, è andata perché non avrei mai avuto la forza di guardare in faccia i miei figli e dire loro che, anche questo, era stato subìto passivamente senza minimamente pensare al loro futuro.

Il Presidente Berlusconi non ha cantato alcuna canzone

Comunicato stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, 24 marzo 2011 (Cliccare per ingrandire)

 Leggo un comunicato stampa del portavoce della Presidenza del Consiglio:

Il resoconto fornito da alcune agenzie di stampa in merito alla cena di ieri sera del Presidente Berlusconi con il gruppo dei Responsabili è ricco di fantasie e imprecisioni. In particolare, il Presidente non ha cantato alcuna canzone.

24 Marzo 2011

 

(via Governo.it)

Credo non sia necessario aggiungere altro.

Agenda digitale, le mie osservazioni ed auguri

Oggi è partita questa iniziativa: un’Agenda digitale per l’Italia.

Un centinaio i promotori che hanno acquistato uno spazio pubblicitario sul Corriere della Sera per dare enfasi ed effettuare il kickoff di questo progetto.

Conosco molte di quelle persone e con altre ho scambi di opinioni pressoché giornalieri e non posso che aderire/partecipare ed augurare loro un grande in bocca al lupo.

Obiettivo?

Riporto testualmente:

Chiediamo, entro 100 giorni, la redazione di proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le università e coloro che, in questo Paese, operano in prima linea su questo tema.

Richiamiamo l’attenzione di tutte le forze politiche, gli imprenditori, i lavoratori, i ricercatori, i cittadini, perchè non vedano in queste parole la missione di una sola parte, ma di tutto il Paese.

Tutti i dettagli li trovati sul sito dell’iniziativa.

Detto questo, diverse sono le osservazioni in merito.

In primo luogo, la cosiddetta Agenda digitale è una delle sette “iniziative faro” della strategia Europa 2020, adottata dai ministri europei il 17 giugno 2010 per proseguire e rinnovare la strategia di Lisbona approvata dieci anni fa. La nuova strategia impegna gli Stati membri e l’Unione europea ad affrontare i principali ostacoli ad una crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva”. Pertanto, la Commissione Europea lavora a stretto contatto con i Governi membri: non so fino a che punto ci sia lo spazio per una lodevole iniziativa privata (ammesso che voglia restare tale). Vedi www.agendadigitale.it o www.digitalagenda.gov.it e questa pagina della Commissione Europea per il progetto (in inglese). [Serve a mio avviso un approccio istituzionale.]

In secondo luogo, francamente non capisco perché e per quale motivo “entro 100 giorni” questo governo dovrebbe mettere in campo tutto quello che non ha fatto negli ultimi anni. Inoltre, ha dimostrato in più occasioni scarsa dimestichezza con la tematica e predisposizione a scelte non lungimiranti: improbabile pertanto che, in pochissimo tempo si riesca a giungere a “la redazione di proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le università e coloro che, in questo Paese, operano in prima linea su questo tema”.

In terzo luogo, ho la sensazione che vuole passare come un’iniziativa partita dal basso, dalla condivisione, quasi un manifesto del crowdsourcing, mentre invece sembrava, e non solo a me, più un viral marketing carbonaro dei soliti, ottimi elementi dell’IT italiano.

In ultimo luogo, senza polemica e accanimenti puntuali, mi lascia perplesso vedere tra i firmatari strutture/persone/aziende che hanno, a mio avviso, rallentato per anni e anni lo sviluppo dell’IT in Italia traendone peraltro benefici.

Pur avendo la massima fiducia negli organizzatori che ho avuto modo di conoscere l’iniziativa mostra alcune lacune by-design che potrebbero incidere nella credibilità e negli obiettivi percepiti.

Decreto Pisanu esce dalla porta ma…

Ricorderete che il decreto milleproroghe, tra l’altro, comprendeva l’abrogazione di alcuni comma dell’art. 7 del decreto Pisanu (commi 4 e 5 relativi all’obbligo di identificazione degli utenti tramite documento di identità ed all’obbligo di conservazione dei registri di log).

Per quanto d’accordo con la necessità di abolire le storture tutte italiane che il decreto ha causato, sono dell’opinione che è bene non fare nemmeno l’errore opposto.

Sono stato sempre sostenitore dell’accesso libero ad internet ed alle informazioni in essa contenute e veicolate.

Libero da legacci burocratici e normativi improbabili ed insostenibili; un accesso dunque disponibile ed accessibile a tutti in modo semplice, gratuito ed immediato.

Non a caso, però, non ho utilizzato il termine anonimo. Free, nel senso più ampio del termine ma non anonimo.

Questa è una cosa che ho sempre ritenuto essenziale, tant’è che ho mostrato alcune perplessità verso l’annunciata abrogazione tout court.

In rete in questi giorni non si parla d’altro: il Senatore Malan e ed il suo emendamento al disegno di legge di conversione del Milleproroghe. Su Wired e sul sole24ore si pone l’attenzione sull’emendamento del Senatore

“Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del Ministro dell’interno, sentito Il Garante per la protezione dei dati personali, sono stabilite le ipotesi in cui si rende necessario il tracciamento di dati identificativi del dispositivo utente o la preventiva identificazione, anche indiretta, dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate, ovvero punti di accesso pubblici a tecnologia senza fili, per accedere alla rete internet

che affiderebbe, di fatto, al Viminale il compito di stabilire con un DM da emanarsi entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, le ipotesi nelle quali sarà necessario identificarsi prima di accedere ad una rete Wifi.

Si possono fare mille osservazioni ma la prima che mi viene in mente è che, con tutto il tempo avuto a disposizione, si potevano fare per tempo le modifiche piuttosto che assistere al balletto del wi-fi.

Secondariamente, a volersi imporre un cauto ottimismo, si potrebbe leggere nelle parole “anche indiretta” quel tipo di identificazione a monte (vedi sms/MMS o mail, ad esempio) che potrebbe garantire l’accesso libero ma non anonimo.

Su questo si potrebbe (e dovrebbe, a mio avviso) parlare e confrontare.

L’altra variabile è che, lo stesso Senatore Malan, intervenendo nel blog di Mantellini, ha affermato di averli ritirati.

Bene, pericolo scampato (per ora).

P.S.: free <> anonimo