Contestatore, insolente, irriverente ed eccessivamente critico.
Sintesi consolidata di un carattere severo, esigente e razionale.
E la maturità ha accentuato questi aspetti ed approcci pur riconoscendo al “non prendersi troppo sul serio” il ruolo di indispensabile personale salvavita.
Non so quanto di voi si riconoscano in certe idee, auspici ed esigenze.
Personalmente vorrei un’Italia laica, sul serio e non solo sulla carta.
Una nazione in cui non ci sia l’insegnamento della religione cattolica (o di qualsiasi altra) già nella scuola materna. Anzi, vado oltre. Vorrei un’Italia in cui NON sia consentito a qualsivoglia credo religioso di entrare a fare parte di qualsiasi istituzione pubblica.
Vorrei un’Italia che investa nel suo futuro con progetti strutturali che puntino sul lavoro delle nuove generazioni, già precarie ed indebitate prima ancora di completare gli studi.
Vorrei una classe politica che sia orgogliosa di rappresentare la nazione e che non bruci la nostra bandiera nonostante i ruoli istituzionali ricoperti.
Vorrei vedere cambiamenti sociali ed investimenti avviati anche se comportassero ricadute positive oltre la fine della legislatura che li ha varati.
Vorrei vedere una classe politica al servizio del cittadino e non delle caste eccellenti da proteggere.
Vorrei una nazione che investa sull’istruzione pubblica come strategia formativa ed equità sociale per le nuove generazioni. Vorrei pertanto non assistere a studenti o insegnanti di serie A e serie B.
Vorrei una nazione in cui gli industriali fanno gli industriali ed i politici fanno i politici.
Vorrei che i modelli veicolati alle nuove generazioni non siano quelli provenienti da tronisti, veline, escort e politica di bassa lega ma da persone che abbiano investito impegno, passione, tempo e risorse nello studio e nel lavoro.
Vorrei che esistesse la certezza della pena.
Vorrei una nazione che pianifichi preventivamente a livello internazionale il flusso migratorio e che si prenda l’onere di agevolare l’integrazione di coloro che giungono nel nostro Paese e abbia altresì la forza di contrastare la clandestinità senza compromessi più o meno velati con la malavita organizzata e con gli imprenditori.
Vorrei che le famiglie potessero contare su un tessuto sociale sereno e aperto tale da facilitare la libertà di espressione dei nostri figli e da accogliere amorevolmente eventuali omosessualità al suo interno.
Vorrei una nazione in cui le multe non siano inserite a budget preventivo.
Vorrei una nazione che investa del rifacimento delle strade piuttosto che in acquisto di autovelox e tutor.
Vorrei una nazione che renda conto pubblicamente ai suoi cittadini di come vengano spesi i soldi pubblici, capitolo per capitolo, obiettivo per obiettivo, appalto per appalto.
Vorrei un’Italia che impari dai suoi errori e dalla sua storia.
Vorrei una PA in cui i cittadini si riconoscano.
Vorrei uno Stato in cui i cittadini non riconoscano un nemico sconosciuto autorizzato a tassare i propri redditi ma un’istituzione da cui pretendere servizi ed esigere sano e fattivo coinvolgimento.
Vorrei una società civile che tenda al futuro forte del proprio passato.
Vorrei una società che rispetti gli anziani e tuteli i bambini.
Vorrei una società in cui non valga la regola del furbetto del quartierino nè la regola del più forte e dei grandi numeri.
Vorrei una società in cui non si confonda il volontariato ed il senso civico con aspetti di carattere religioso.
Vorrei che le amministrazioni locali offrissero dei punti di unione e di contatto per le vecchie e nuove generazioni come spunto di condivisione e arricchimento comune.
Vorrei che lo Stato si riprenda i propri spazi e il proprio ruolo di aggregatore sociale opportunamente ceduto al clero e alle loro strutture.
Vorrei contare su una società democratica e libera dove ognuno possa dire sempre quello che pensa ed il solo fatto di scriverlo non lo equipari ad una testata giornalistica.
Vorrei un’Italia in cui sia chiara e netta la differenza tra la neutralità dello strumento e l’utilizzo che ne viene fatto.
Vorrei affermare di vivere in un Paese in cui non esistano leggi scritte appositamente a beneficio di singoli o potenti lobby.
Vorrei un’Italia in cui sia naturale votare nominativamente il proprio rappresentante politico e che la sua stessa candidatura sia sinonimo di rettitudine morale e fedina penale immacolata.
Vorrei un’Italia che ricordi i suoi morti ed i suoi eroi e non li metta biecamente allo stesso piano dei mafiosi.
Vorrei dire che va tutto bene, poter infondere fiducia ai miei figli e prospettare loro un futuro sereno e giusto senza sentirmi in colpa per aver mentito.