Il taccuino di Armando Leotta Rotating Header Image

hacking

Hack attempts & good news #security

Un alert insolito.

Fare un po’ di manutenzione e ritrovare tracce di 6 attacchi di crew diverse: priceless.

Codice base64 come se piovesse.
Decodificando mi ritrovo un PHP con POST con tanto di echo “indonesian people is here“.

Se non bastasse, ritrovo altri due php contenenti, secondo sophos per mac, il trojan PhpShel-G e altri dei tentativi di injection test.

Dimenticavo una jpg pronta all’uso: potevano mancare i Martiri di Gaza?

Tentativo di defacement

Cortese visita

I presidi funzionano così come gli alert.

Grazie Bluehost: well done!

 

Iseclab security tool: anubis, wepawet & andrubis

Per gli addetti ai lavori sono tool noti.

In ogni caso segnalo dei tool della International Secure System Lab

Anubis: Analyzing Unknown BinariesParticolarmente attivi ed interessanti Anubis e Wepawet.

Anubis (ANalyze Unknown BInarieS)

Inizialmente era nato come servizio di analisi malware e permetteva di sottomettere esclusivamente eseguibili windows sospetti.

Di recente è stato integrato Andrubis che integra la scansione di APK Android.

E’ possibile anche sottomettere un URL per verificare il comportamento del browser alla ricerca di un drive-by-download attack o similari.

Ottima la reportistica e la profondità di dettagli.

Wepawet

Se invece avete a che fare con un pdf, un javascript o un file flash sospetto potete usare il servizio wepawet.

I sistemi utilizzano un’opportuna sandbox nella quale lanciano il contenuto inviato  che viene tracciato ed analizzato.

Nota: date un’occhiata anche al servizio Exposure.

E’ un servizio web che rileva i domini coinvolti in attività legate a diffusione di codice malevolo: è ancora in beta ma promette decisamente bene.

Akamai report: the state of internet, 2nd quarter 2012

E’ stato pubblicato il report Akamai sullo Stato di Internet, relativo al secondo quarter 2012.
Particolarmente interessanti gli aspetti legati alla sicurezza (traffico, fonti e vettori d’attacco).
Utile anche il punto di osservazione privilegiato di Akamai in termini di connessioni https/ssl e i loro relativi algoritmi di cifratura utilizzati. (SSLv3 e TLSv1).
State of Internet, report akamai

Fonte Akamai

Da notare come la 445 si confermi la porta più “ambita” e che è più che triplicato rispetto al I Quarter il numero dei tentativi di connessione alla 8080 (mi viene da pensare a proxy check e a targeted attack, ndr).

Fonte Akamai

La sezione 1 del report è interamente dedicata agli aspetti di sicurezza mentre le restanti fotografano lo stato di penetrazione e diffusione di Internet nei vari continenti e con le rispettive disponibilità di broadband.

NOTA: Rispetto al I Quarter abbiamo scalzato la Germania dalla TOP 10 … ma si tratta della classifica delle 10 nazioni da cui ha origine il traffico relativo ad attacchi informatici.

Son soddisfazioni

 P.S.: il report è liberamente scaricabile previa registrazione

DNS Changer: non cedere all’allarmismo dei titolisti della carta stampata #dnschanger

DIffusione di DNS Changer in Italia

DIffusione di DNS Changer in Italia (foto via webnews)

In questi giorni si leggono titoli da apocalisse: lunedì si spegnerà Internet oppure non si potrà collegare più il tuo pc alla Rete. Se non capita a te potrebbe capitare al tuo collega d’ufficio!

Insomma, a giudicare dai titoli dei giornali “anche per colpa dell’FBI” il tuo pc sarà isolato dalla rete…

Se siete curiosi ad esempio di rivedere l’armageddon previsto e poi ridimensionato dai titolisti di Repubblica fatevi un giro qui.

In sintesi quello che succederà è che la struttura temporanea messa in linea per ovviare alla maliziosa traduzione dei nomi sarà disattivata.

Quindi, se eravate interessati dal malware e se nel frattempo non avete rimediato tramite bonifica della vostra postazione allora lunedì sarete molto probabilmente isolati dalla Rete.

Tenete conto che in Italia il fenomeno ha riguardato circa 26.000 postazioni (windows o mac), nel mondo circa 300.000.

Come vedete i numeri sono particolarmente esigui.

In ogni caso, controllare non costa nulla. Potte visitare il sito del vostro antivirus di fiducia che da tempo ha identificato e fornito istruzioni per l’eventuale rimozione e bonifica.

Se preferite o non avete antivirus (…) potete fare un salto sul servizio appositamente disposto da Telecom, DNS OK.

Adesso che avete soddisfatto la vostra ipocondria digitale e verificato che siete “puliti” come credo, archiviate con un sorriso l’ennesima esagerazione dei titolisti della carta stampata.

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Info utili: DNS Changer Working Group (fonte della stima sulle postazioni infette)

Operation Global Blackout: Anonymous e l’annunciato DNS DDoS amplification attack

Il 31 marzo è vicino, decisamente prossimo.

Ma andiamo con ordine schematizzando e contestualizzando scenari di rischio, impatti e probabilità.

 

Minaccia

A febbraio di quest’anno il gruppo Anonymous ha diffuso la notizia della pianificazione di un attacco a tutti i root DNS server (13 in totale).

A tale attacco è stato dato il nome di Operation Global Blackout ed è stato fissato per il 31 marzo 2012.

 

Come funziona

Il DNS serve a tradurre i nomi delle risorse internet che si vuole raggiungere in indirizzi IP utili ai fini della raggiungibilità della risorsa stessa.

 Il sistema DNS ha una struttura gerarchica in cima alla quale risiedono i root server (target del supposto attacco) che contengono le informazioni di dove ritrovare i server responsabili per il successivo livello gerarchico (ad esempio, .com, .org, it, etc).

A loro volta, questi server ospitano le informazioni relative ai server dns responsabili per il successivo livello gerarchico (ad esempio google.com) e così via fino ad arrivare alla nome della risorsa richiesta (ad esempio www.google.com).

 L’attacco ipotizzato sfrutta una peculiarità del sistema descritto.

Al fine di raggiungere l’obiettivo di fermare globalmente la risoluzione dei nomi Anonymous punterebbe ad una saturazione delle risorse dei server oggetto dell’attacco tramite una generazione massiva ed amplificata di richieste di risoluzioni (DNS Amplification Attack).

Il tool (chiamato ramp) è da tempo disponibile in rete e consente un fattore di amplificazione fino a  73 (cioè quanto ricevuto dal sistema target è fino a 73 volte più grande della richiesta originaria). La differenza tra la quantità di dati generati meno la quantità necessaria a generarla è chiamata appunto amplificazione dell’attacco.

 

DNS amplification attack

Clicca per ingrandire

Ogni richiesta effettuata al DNS server (*) include un indirizzo sorgente al quale la risposta deve essere inviata.

Per questioni storiche e di performance tale richiesta avviene con protocollo connectionless (UDP) pertanto può essere soggetta a spoofing.

 

Infatti, il tool suggerito da Anonymous prevede l’alterazione dell’IP sorgente in modo da indurre il DNS server a restituire l’informazione richiesta non al vero destinatario (attaccante) ma ad altri (target dell’attacco).

Fattori critici in caso di attacco massivo:

1)       i dns server utilizzati per perpetrare l’attacco saranno via via saturati dalle connessioni entranti. Le performance di tali infrastrutture si degraderanno fino, potenzialmente, al collasso;

2)       Tali server consegneranno le risposte alle richieste ai root server congestionandoli;

3)       Il traffico dati attraverserà le dorsali IP e ciò causerà una saturazione delle risorse dei provider e degli upstream interessati fino al dominio target dell’attacco;

4)       Le performance dell’infrastruttura target dell’attacco subirà un forte degrado

 Se a questi fattori si aggiunge la possibilità che l’attacco possa essere sferrato utilizzando varie botnet lo scenario di rischio diventa decisamente più critico.

Potenziale impatto

Se l’attacco dovesse riuscire contro tutti i root server tutti i servizi basati su Internet avrebbero un fermo.

A meno di sistemi di cache, infatti, le richieste al root dns sarebbero talmente rallentate da andare in timeout a causa dell’attacco.

Nota: l’attacco dovrebbe avere caratteristiche di durata e portata tali da rendere inaccessibili tutti i root server per il tempo sufficiente ad invalidare le risoluzioni già presenti nei sistemi di cache DNS

 

Probabilità di successo

 A mio avviso, basse.

In molti si stanno chiedendo la reale probabilità di successo dell’attacco.

Anche tra gli addetti ai lavori le opinioni sono diverse.

Molti propendono per una mera azione intimidatoria e pubblicitaria da parte di Anonymous senza alcun tipo di velleità reale di creare disservizi.

In linea di massima, per svariati tecnicismi tra cui anche i vari sistemi di cache, il completo blackout è poco verosimile.

Quello che preoccupa gli esperti di sicurezza in caso di attacco massivo è rappresentato dall’imprevista mole di traffico “anomalo” (tra l’altro si tratta di una richiesta tramite un tool modificato ad hoc, non di richieste standard) che può saturare e collassare a macchia di leopardo le risorse a vario titolo coinvolte.

Questo scenario diventa critico se l’attaccante potrà disporre di botnet significative: in questo caso la probabilità di saturazione delle risorse sarà sensibilmente maggiore.

Contromisure

Nel lungo termine sicuramente adottare DNSSEC; nell’immediato verificare che il proprio DNS non sia un open resolver.

Per il resto, per gli addetti ai lavori, alzare il livello d’attenzione, di monitoraggio e di presidio: non è scolpito nella pietra che non possano “abbassare” il target e creare problemi alle tante appetibili infrastrutture ICT.

C’è parecchio hype sulla notizia e non è escluso che l’ottenuta co-partecipazione, volontaria o meno che sia, possa essere sfruttata per un target meno velleitario ma più alla portata.

 

 

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(*) Sebbene tale attacco richieda la possibilità di poter disporre di un open resolver, di un dns server cioè in grado di accettare delle richieste ricorsive da parte di utenti non locali e che tale configurazione sia stata ampiamente criticata per motivi di sicurezza, ad oggi, non è affatto difficile trovare ed utilizzare un server in questa configurazione.

Vedi  http://www.us-cert.gov/reading_room/DNS-recursion033006.pdf
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Clusit