Il taccuino di Armando Leotta Rotating Header Image

8 marzo

La festa della donna, oggi.

Non sono ancora negli “anta” ma a mia memoria non ricordo un periodo in cui la figura socio-culturale della donna ne sia uscita peggio dell’attuale.

Non sono convinto che questo risultato sia dovuto solo a delle reazioni a dei retaggi storici difficili da scrollarsi di dosso. Piuttosto, sono dell’opinione che sia anche frutto di un messaggio errato veicolato nel sociale sia dalla politica che dai mass-media, ambienti peraltro non facilmente distinguibili in Italia.

Secondo me oggi più che mai la donna dovrebbe riflettere e mettersi in discussione: emancipazione, indipendenza, pari opportunità sono tappe fondamentali da raggiungere e da consolidare laddove per fortuna già raggiunte ma non occorre però commettere l’errore di non badare agli strumenti utilizzati per raggiungerle.

Sogno iniziative a sostegno della donna che abbiano ricadute dichiarate e mirate per la società nella sua interezza. Come non arrivare a comprendere che sostenere una donna nel mondo del lavoro, ad esempio, significa sostenere la sua famiglia, il suo benessere ed il suo sviluppo?

Agli uomini dico di non preoccuparsi: finchè le donne useranno tette, culi, sesso e quant’altro possa sollecitare l’animale che c’è in noi per ottenere parvenze di benessere e soddisfazione non avremo nulla da temere: nonostante il potere che pensano di potere esercitare saranno totalmente in pugno.

Il problema, cari uomini, si paleserà quando si ostineranno a volere usare il cervello. Allora sì che dovremo lavorare e faticare per trovare nuovi equilibri.

L’8 marzo visto da un uomo con due donne in casa

Ogni anno, l’8 marzo, ci si confronta volente o nolente con questa cosiddetta festa della donna.

Da uomo, scherzo, non prendo mai nulla troppo sul serio e mi chiedo se gli altri 364 giorni dell’anno siano festa degli uomini. Almeno uno, datecelo!

Da compagno di una donna e padre anche di una figlia, questa festa comincia a starmi un po’ stretta. Per loro, non per me.

L’8 marzo mi sembra un varco spazio-temporale che porta indietro di almeno una cinquantina d’anni.

Aldilà delle connotazioni commerciali che orbitano attorno a qualsiasi pretesto di business mi chiedo: ma veramente nel 2010 c’è la necessità di festeggiare una giornata della donna? Se sì, a che serve e a chi?

Personalmente la vedo come una triste rivendicazione di una sorta di spazio che non si sente proprio per cui ci si rifugia in riserve per sentirsi al sicuro e da cui continuare a lamentarsi sterilmente.

L’uomo e la donna sono splendidamente e fortunatamente diversi.

Ecco, io propenderei per una giornata in cui venga festeggiata la diversità e le splendide peculiarità dell’uno e dell’altro sesso: in casa, in famiglia, a lavoro, nella società, ovunque.

Finchè si sentirà il bisogno di quote rosa e festa della donna, a mio avviso non si rivendica correttamente il ruolo chiave della donna nella società. E mi sembra di capire che non sono l’unico a pensarla così.

E sono felice che anche la Chiesa esterni il proprio pensiero affinchè sempre più donne aprano gli occhi e capiscano il ruolo secondario ed avvilente che verrebbe loro riservato.