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CitofonoPA

MIUR iscrizione online 2016-2017. Ma che, davero davero? #MIUR #FAIL

Che io sia particolarmente pedante e polemico quando “mi metto di buzzo buono” è noto.

Stavolta però sono stato costretto mio malgrado.

Dal 16 gennaio è possibile registrarsi al portale MIUR per effettuare – a breve – le iscrizioni online.

Effettua la registrazione e compilo i primi campi del lungo modulo.

Codice Fiscale. Ok!

Serve a identificarmi univocamente! Non mi chiederà nulla che non si possa evincere da esso!

Codice fiscale

Sbagliato!

Chiede comunque la data di nascita, il luogo di nascita, il sesso.

Mi chiedo perchè abbiano chiesto come primissimo campo il codice fiscale per poi chiedermi tutti i dati di cui si compone.

Dai, sono polemico e stanco.

Andiamo avanti con gli altri campi: non vedo l’ora di arrivare alla mail così finalmente uso la PEC.

CECPAC o PEC purchè non la usi!

NISBA. La CECPAC (citofonoPA, ricordate?) e/o la PEC non sono strumenti adatti a dialogare con la PA. (EH?)

Fatemi controllare per bene i dati perchè…

eh

Non posso cambiarli?

Fatemi capire.

Niente utilizzo intelligente del codice fiscale.

Niente utilizzo della CECPAC.

Niente utilizzo della PEC.

Niente modifica dei dati del proprio profilo.

In compenso, però, abbiamo – sito MIUR, per intenderci – la bellezza di 3 punti esclamativi (!!!) – peccato, mancano gli 1 alternati, vabbè – e per non farci mancare nulla, le vocali accentate sono tutte apostrofi, da buon newbie anni ’90.

Iniziamo bene MIUR, ed è solo la registrazione dell’account. Incrociamo le dita per la scelta della scuola.

#FAIL

 

 

*** ADDENDUM ***

Il codice fiscale non è stato utilizzato nemmeno come login. Quindi?

Ancora PEC, ancora Brunetta, ancora citofonoPA

CitofonoPADopo la riforma del pubblico impiego e l’adozione della PEC per tutti i professionisti iscritti ad albi ed elenchi, la posta elettronica certificata continua a far parlare di sé.
Nel marzo scorso, congiuntamente al presidente del Comitato Unitario delle Professioni (CUP) Marina Calderone, lo stesso Brunetta, conscio della scarsa adozione della PEC, ha avviato un monitoraggio sullo stato di attuazione della norma 2/2009 che ne prevede appunto l’obbligatorietà per i professionisti.
I primi dati del CUP mostravano uno scenario di adozione della PEC non omogeneo tra le varie categorie evidenziando da una parte il 100% dei notai e dall’altra avvocati, giornalisti e agrotecnici che non andavano oltre il 10%.
In questo contesto di controllo e sanzioni si inserisce l’ennesima dichiarazione del Ministro Brunetta: posta elettronica certificata gratuita per tutti gli italiani presso le Poste ed i negozi Telecom.
Addio raccomandate e ricevute di ritorno, e persino le multe potranno essere notificate via PEC.
Bingo.
Peccato che continua a chiamarla PEC invece di CEC-PAC, continua a definirla gratuita invece di mostrarne i reali costi per il cittadino.

Perché nessuno dice con chiarezza che serve solo per parlare con la PA e per riceverne risposta? Perché non si evidenzia il fatto che non è consentita la comunicazione tra utenti privati?

Operazione trasparenza, si ma, a quanto pare, non sul citofonoPA.

E pensare che stiamo ancora aspettando la banda larga (e una connettività adsl decente): quando si dice priorità strategiche.

SMS certificato, firmato digitalmente ed a valore legale

SMS certificato

SMS Certificato (via Lleida)

La spagnola Lleida, operatore specializzato negli SMS, propone un uso certificato del messaggio SMS.
In pratica funziona come una sorta di messaggio di posta elettronica certificata.
Grazie al coinvolgimento di un ente certificatore esterno ha piena validità legale secondo diversi ordinamenti tra cui quello europeo.
La richiesta ha generato l’offerta: i Tribunali richiedevano di fruire di un metodo di verifica per gli invii e le ricezione dei messaggi SMS ed il business ha risposto.
Questa, in estrema sintesi lo scenario spagnolo in cui è nato questo servizio che si è già diffuso in diversi Paesi.
Il servizio è fornito in due modalità: SMS certificato e Contratto SMS.

SMS Certificato
Si tratta di un sms da parte di lleida.net contenente un allegato certificato firmato digitalmente e con marca temporale che attesta la spedizione di un determinato testo verso un particolare numero.
Il certificato utilizzato è rilasciato da un ente certificatore autorizzato.
Un sms quindi comparabile ad un fax, ad una raccomandata e, potenzialmente, ad un messaggio di posta certificata.

Come funziona?
L’utente spedisce un SMS certificato tramite internet e l’applicazione Virtual SMS handset 

Virtual SMS

Virtual SMS Handset (via Lleida)

della Lleida. Il messaggio viene instradato attraverso internet ed i carrier di telefonia tradizionali.
A consegna effettuata al dispositivo destinatario, LLeida riceve una notifica.
Lleida a questo punto genera una ricevuta di consegna (delivery receipt) e la spedisce all’ente certificatore esterno che genera una marca temporale (timestamp) associando una data ed un orario al documento PDF che, firmato digitalmente viene spedito all’utente via mail (Lleida mantiene il certificato in archivio per almeno 5 anni).
Vedi esempio scaricabile dal sito lleda.net.

Contratto SMS

Contratto SMS (via Lleida)

Contratto SMS
Opera in uno sceario di transazione.
Il servizio prevede che viene spedito il messaggio (una proposta commerciale, un contratto, etc) e quando l’utente destinatario risponde al messaggio viene generato un delivery report che certifica digitalmente entrambi i messaggi.
Differisce dal primo in quanto il documento legalmente riconosciuto viene generato e firmato digitalmente a seguito della risposta dell’utente.

Le implicazioni sono molteplici ed interessanti e abbracciano le esigenze di settori sia pubblici che privati.

L’applicazione lleida è scaricabile dal loro sito internet ed il servizio è fruibile tramite credito prepagato.
Il servizio sembra essere fruibile anche in Italia.
Non so se è già utilizzato in Italia o se mai lo sarà ma mi sembra un’iniziativa molto interessante con un sensibile abbattimento dei costi. In un periodo in cui si parla di posta elettronica certificata Posta Elettronica Certificata (PEC) per i professionisti e di CitofonoPA CEC-PAC forse è utile valutare anche altri servizi, non escludere altri tool o potenziali soluzioni al fine di creare un’offerta completa e credibile sul mercato e al cittadino.

La PEC e l’attuale contesto

 

I tempi stringono e si continua a parlare di posta elettronica certificata (PEC).
Se da una parte si vuole fornire “gratuitamente” una PEC a tutti i cittadini per consentire un dialogo con la PA per “portare la pubblica amministrazione a casa dei cittadini” dall’altra sono impattati pesantemente anche i professionisti.

Ci sono ordini che usano da anni la posta certificata (vedi ordine dei notai) altri che non hanno ben chiaro quali siano i termini di legge da rispettare (come ad esempio nel campo sanitario).
Le imprese di nuova costituzione dovrebbero essere dotate di posta certificata ma le Camere di Commercio non sempre erano/sono pronte quindi non è difficile immaginare un’adesione parziale.
Il 29 novembre scatterà l’obbligo per tutti i professionisti iscritti agli albi di comunicare ai propri ordini di appartenenza o collegi un indirizzo pec avente valore legale (leggasi erogato da società/ente iscritto nell’elenco dei gestori PEC accreditati da CNIPA).

A due settimane dalla scadenza dei termini di legge (vedi la 185/08 art. 16, comma 7) la parola d’ordine sembra essere confusione, fretta e preoccupazione.

Il fatto che la PEC sia una soluzione tutta italiana non consente confronti e studi di analoghi precedenti.
Il legislatore da parte sua sembra aver lasciato la porta aperta ad un’eventuale sorta di apertura verso nuovi standard (vedi 185/08 e il non precisato “analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrità del contenuto delle stesse garantendo l’interoperabilità con analoghi sistemi internazionali“).

Se questo scenario non dovesse essere abbastanza complesso si aggiungono alcuni aspetti che meritano approfondimenti separati:

  1. il congelamento dei fondi per la banda larga che mal si concilia con questo tentativo di spinta propulsiva verso l’innovazione e con il proclama del Premier “Entro il 2012 la PA sarà digitalizzata“;
  2. l’entrata in vigore domenica scorsa del decreto legislativo 150 in cui viene pesantemente riscritto il testo unico per il pubblico impiego (165/2001) inserendo lo strumento pec a tutti i livelli di comunicazione e azione amministrativa in tema di accesso agli atti, trasparenza, procedimenti disciplinari, comunicazione sia per impiegati che per dirigenti
  3. la persona fisica che riterrà utile usare le potenzialità della PEC verosimilmente ne dovrà avere almeno due: una per le comunicazioni da e verso la PA (“gratuita”) ed una per i restanti attori (a pagamento):  non mancano le perplessità;
  4. la persona fisica, al momento, deve dichiarare la propria disponibilità ad usare la PEC: una volta attivata la casella “gratuita” (CEC-PAC, Simil-PEC o wannabe-PEC che dir si voglia) viene creato una sorta di domicilio virtuale con effetti giuridici decisamente reali. Cautela quindi perchè una PEC attivata e non presidiata regolarmente rischia di diventare una potenziale fonte di problemi in quanto gli atti ad essa indirizzati potrebbero produrre effetti giuridici a prescindere dalla loro effettiva lettura;
  5. la scarsa consapevolezza del mezzo e il suo potenziale valore svilito quando solo una delle controparti utilizza un sistema di posta certificata;
  6. l’integrazione auspicabile con un kit di firma digitale per ricevere la cosiddetta “ricevuta completa” da parte dei gestori del servizio PEC;
  7. varie ed eventuali, a iosa…

Difficile in questo contesto e con queste premesse non ipotizzare l’italianissima proroga o deroga o una semplice circolare esplicativa che specificherà che i termini di legge indicati sono da intendersi ordinatori e non perentori.

Forse, in questo scenario, diventa quasi auspicabile insieme a tanta chiarezza in più.