Il taccuino di Armando Leotta Rotating Header Image

febbraio, 2010:

Facebook: “giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down” ed il gioco pericoloso dei giornalisti

Se avessi voluto descrivere il fenomeno dilagante di questi giorni dei gruppi su facebook inneggianti violenze, odio o scempiaggini varie avrei utilizzato sicuramente le parole utilizzate da Fabio Chiusi nel suo post. Anzi, parto proprio dalle sue considerazioni che condivido pienamente e faccio anche mie.

Il momento chiave è il passaggio dalla Rete ai mainstream: come viene effettuato e, soprattutto, perchè.
Ieri il TG5 oltre ad aver pagato pegno al Cavaliere trasmettendo in entrambe le edizioni principali della giornata la sua estenuante filippica telefonica di svariati minuti di chi si scaglia contro il governo a detta sua del fare, ha riportato la notizia di come facebook fosse nuovamente nell’occhio del ciclone.
“Dopo il gruppo Uccidiamo Berlusconi” recitava testualmente il servizio, facebook sfornava impunemente altri gruppi con oltre mille iscritti questa volta contro i bambini down.
Immancabile il passaggio della Carfagna che ritiene inammissibile, inaccettabile, pericoloso, etc etc.
E’ stato omesso, com’è ormai abitudine, di spiegare tecnicismi che vanno a chiarire il fenomeno. Frettolosamente, in coda è stato ammesso che gli stessi utenti hanno fortemente protestato.

Io, come tanti, ho diffuso su svariate piattaforme di social network il link di quel gruppo (e anche di altri) affinchè più persone possibili andassero a segnalarlo all’amministrazione di facebook e quando l’ho notato io (a mia volta su altra segnalazione) gli iscritti erano meno di 500.
Nessuno ha detto che la maggior parte degli “iscritti” si è iscritta per poter pubblicare sulla bacheca quanto fosse meschino un gruppo come questo (basta leggere la bacheca senza iscriversi).
Gesto nobile ma inopportuno: si gonfia il numero degli iscritti e aumenta l’interesse di chi funge da interfaccia  attingendo notizie dalla rete per dirottarle dopo un opportuno maquillage in giornali e televisioni.
Altro aspetto tecnico non accennato è l’abitudine di certi gruppi di essere creati con un nome buffo, insignificante e divertente tipo “Per chi preferisce il mare alla montagna” per poi essere rinominato all’insaputa degli ingenui iscritti in qualsiasi gruppo inneggiante odio, violenza ed idiozia.
Il risultato è chiaro: l’utente risulta iscritto.
Questo, per inciso, è quello che è successo in occasione dell'”incidente” di Berlusconi a Milano e dei ralativi gruppi su Facebook improvvisamente ed inspiegabilmente numerosissimi.

Altro aspetto riportato anche dai giornali è la difficoltà di controllo e d’intervento delle autorità italiane in quanto il servizio di facebook fa capo direttamente a Palo Alto, in California.

E’ estremamente importante capire il quadro che scaturisce da questo tamtam mediatico:

  • facebook è un posto pericoloso
  • facebook difficilmente controllabile
  • facebook è difficilmente censurabile
  • facebook tira fuori il peggio degli utenti
  • facebook non consente l’agevole intervento delle autorità
  • facebook è un problema

(Sostituire alla parola facebook qualsiasi social network, blog o quant’altro non direttamente controllabile e manipolabile).

Se vogliamo dare un pretesto ai vari DDL bavaglio abbiamo ancora una volta imboccato la strada giusta.
Non so (o non voglio sapere) quanto i giornalisti dei mainstream siano consapevoli del danno che crea veicolare questo messaggio ai loro utenti peraltro solitamente meno consci degli strumenti informatici e delle dinamiche delle Rete.

Un approccio mediatico e pubblicitario dunque: instillare la necessità affinchè diventi un’esigenza popolare. Ho ancora in mente le parole di Cossiga nell’intervista rilasciata in occasione dell’uso da parte del Governo Berlusconi della forza pubblica contro gli studenti manifestanti:

PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

«Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo.Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».

Quali fatti dovrebbero seguire?

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia?

«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece?

«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che?

«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

L’intervista completa la trovate qui e qui.

Vedete perchè la Rete va censurata e controllata?
Perchè ricorda tutto.
Perchè c’è sempre qualcuno pronto a ricordare.

Rendetevi conto, cari giornalisti televisivi e della carta stampata, che state veicolando un messaggio pericoloso e distorto.

Mi piace sperare involontariamente ma a pensar male, spesso si indovina.

Una poesia vale mille parole:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare

(B. Brecht)

SMS certificato, firmato digitalmente ed a valore legale

SMS certificato

SMS Certificato (via Lleida)

La spagnola Lleida, operatore specializzato negli SMS, propone un uso certificato del messaggio SMS.
In pratica funziona come una sorta di messaggio di posta elettronica certificata.
Grazie al coinvolgimento di un ente certificatore esterno ha piena validità legale secondo diversi ordinamenti tra cui quello europeo.
La richiesta ha generato l’offerta: i Tribunali richiedevano di fruire di un metodo di verifica per gli invii e le ricezione dei messaggi SMS ed il business ha risposto.
Questa, in estrema sintesi lo scenario spagnolo in cui è nato questo servizio che si è già diffuso in diversi Paesi.
Il servizio è fornito in due modalità: SMS certificato e Contratto SMS.

SMS Certificato
Si tratta di un sms da parte di lleida.net contenente un allegato certificato firmato digitalmente e con marca temporale che attesta la spedizione di un determinato testo verso un particolare numero.
Il certificato utilizzato è rilasciato da un ente certificatore autorizzato.
Un sms quindi comparabile ad un fax, ad una raccomandata e, potenzialmente, ad un messaggio di posta certificata.

Come funziona?
L’utente spedisce un SMS certificato tramite internet e l’applicazione Virtual SMS handset 

Virtual SMS

Virtual SMS Handset (via Lleida)

della Lleida. Il messaggio viene instradato attraverso internet ed i carrier di telefonia tradizionali.
A consegna effettuata al dispositivo destinatario, LLeida riceve una notifica.
Lleida a questo punto genera una ricevuta di consegna (delivery receipt) e la spedisce all’ente certificatore esterno che genera una marca temporale (timestamp) associando una data ed un orario al documento PDF che, firmato digitalmente viene spedito all’utente via mail (Lleida mantiene il certificato in archivio per almeno 5 anni).
Vedi esempio scaricabile dal sito lleda.net.

Contratto SMS

Contratto SMS (via Lleida)

Contratto SMS
Opera in uno sceario di transazione.
Il servizio prevede che viene spedito il messaggio (una proposta commerciale, un contratto, etc) e quando l’utente destinatario risponde al messaggio viene generato un delivery report che certifica digitalmente entrambi i messaggi.
Differisce dal primo in quanto il documento legalmente riconosciuto viene generato e firmato digitalmente a seguito della risposta dell’utente.

Le implicazioni sono molteplici ed interessanti e abbracciano le esigenze di settori sia pubblici che privati.

L’applicazione lleida è scaricabile dal loro sito internet ed il servizio è fruibile tramite credito prepagato.
Il servizio sembra essere fruibile anche in Italia.
Non so se è già utilizzato in Italia o se mai lo sarà ma mi sembra un’iniziativa molto interessante con un sensibile abbattimento dei costi. In un periodo in cui si parla di posta elettronica certificata Posta Elettronica Certificata (PEC) per i professionisti e di CitofonoPA CEC-PAC forse è utile valutare anche altri servizi, non escludere altri tool o potenziali soluzioni al fine di creare un’offerta completa e credibile sul mercato e al cittadino.

Stanno franando la Sicilia e la Calabria…. Finalmente (EH???)

Quando vedo determinate “espressioni” mi chiedo se realmente ci meritiamo uno strumento libero e potente come Internet. E nello stesso momento penso al digital divide come una feature irrinunciabile e preziosa.

E’ proprio vero che la mamma degli idioti è sempre gravida.

Amarezza. Gruppo segnalato a FB, ovviamente.

Censura su wordpress.com: il caso della campagna pubblicitaria John Ashfield – WordPress.com censorship –

E’ successo ad uno e ne stanno parlando in tantissimi.

Fa discutere l’atteggiamento censorio di wordpress.com nei confronti del post di Sybelle dal titolo

“John Ashfield ADV: pleeease!”

La stessa sybelle ne parla su friendfeed:

In breve: il 5 Aprile ho pubblicato un post in cui analizzavo una campagna stampa di John Ashfield, brand d’abbigliamento italiano ma dal sapore inglese, dopo averla vista per mesi pubblicata su una rivista. Nei commenti intervengono ex dipendenti e attuali presunti manager di John Ashfield che iniziano a dibattere, nonchè altri possibili clienti che chiedono ulteriori informazioni. Venerdì sera un amico mi avverte che il blog è inaccessibile: scrivo a WordPress e mi viene chiesto (in inglese) di rimuovere dal post tutto ciò che non posso certificare come vero. Nel mio post sono contenenti opinioni sulla campagna stampa (che ritengo sia carente da certi punti di vista), ma ripeto: opinioni. Credo che il post sia stato segnalato (non so bene da chi, ma un’idea ovviamente ce l’ho) ma che non sia stato letto da qualcuno che conosce l’italiano

Il blog, dopo un periodo di inaccessibilità, è nuovamente disponibile ma non è più visibile il post “incriminato”.

Il post è ancora visibile grazie alla cache di google (copiata anche qui).

Al post sono stati effettuati alcuni commenti che possono essere ritenuti infamanti e lesivi per la ditta.

Ad ogni modo, in questi casi è buona prassi contattare l’autore del post, chiedere spiegazioni ed eventualmente la rimozione dei commenti ritenuti lesivi.

Il post è una libera opinione peraltro NON lesiva: perchè rimuoverlo?

Presto detto. Tra i TOS del servizio wordpress.com si legge:

Without limiting any of those representations or warranties, Automattic has the right (though not the obligation) to, in Automattic’s sole discretion (i) refuse or remove any content that, in Automattic’s reasonable opinion, violates any Automattic policy or is in any way harmful or objectionable, or (ii) terminate or deny access to and use of the Website to any individual or entity for any reason, in Automattic’s sole discretion.

Mi piace sperare che la segnalazione sia stata gestita un po’ frettolosamente magari non aiutati dalla differenza di lingua e di interpretazioni del post stesso.

Certo è che la risposta ricevuta da Sybelle e riassunta così su friendfeed:

Mi dice di contattare la persona che si è lamentata del mio post (n.b. io non so chi sia), poi scrivono che nel caso la cosa non venga sistemata, gli sarà consigliato (alla persona che si è lamentata) di inviare un ordine del Tribunale. Poi dicono che leggono e parlano italiano.

fa definitivamente cadere le braccia.

Dov’è finita la libertà d’espressione?

For english readers, we’re talking about wordpress.com censorship. They obscurated a blog  for a while and then put it back online with a post removed due to some comments contents. The request seems to be sent from post involved brand factory.

In tanti si sono mobilitati per non far passare in silenzio l’ennesimo bavaglio alla libertà d’espressione in Rete.

Wolly, Alessandro Gilioli, Marco Massarotto, Roberto Felter, Maurizio Goetz, Alessandra Farabegoli, Niki Costantini , Massimo Mantellini e tanti, tantissimi altri hanno già espresso e scritto la loro preoccupata indignazione sull’accaduto.

Oggi Sybelle, domani?

*** Aggiornamento 1 ***

Per completezza e trasparenza informo che tal John Ashfield (unico messaggio, vedi sotto)

(a Sybelle è arrivato identico messaggio via mail) ha inserito sul thread di Marco Massarotto su friendfeed il seguente messaggio:

Lettera aperta ad Arianna alias Sybelle Gentile Sig.ra Arianna, Le scriviamo in merito al Suo blog relativo al nostro marchio John Ashfield per cercare di spiegarLe la motivazione per la quale riteniamo che WordPress abbia assunto tale provvedimento. Sicuramente il Suo articolo, criticante la qualità di una sola nostra pagina, confrontato all’intero programma pubblicitario che appare annualmente sulle maggiori testate giornalistiche, non avrebbe causato alcun risentimento da parte della nostra azienda poiché siamo aperti a qualunque critica costruttiva, purchè, si spera, fatta da persona con le dovute competenze tecniche e specifiche del settore. Quello che invece riteniamo inaccettabile sono, tra i commenti al Suo articolo, le affermazioni diffamanti , che nulla hanno a che fare con la Sua critica, perchè prive di alcun fondamento e non corrispondenti al vero e fortemente lesive della nostra immagine di qualità del marchio John Ashfield, immagine che abbiamo sempre cercato di curare ai massimi livelli in 30 anni di attività. Basti vedere i risultati ottenuti dal nostro brand a livello internazionale. Come Lei ben saprà, c’è una differenza sostanziale tra “critica” e “diffamazione”, e sicuramente la nostra azienda non può rimanere impassibile davanti a certe affermazioni che sappiamo false con certezza. Lei stessa, essendo la creatrice della pagina del blog, avrebbe dovuto e potuto filtrarLe, rimuovendo quelle che sono palesemente offensive del nostro marchio. Sicuramente WordPress, oscurando l’intero blog, ha interpretato in senso allargato il nostro reclamo relativo alla rimozione dei soli commenti diffamanti, reclamo che, in buona fede, non abbiamo pensato di inviare a Lei, non avendo trovato i Suoi riferimenti, ma direttamente all’hoster. Con la speranza di averLe chiarito la nostra posizione, siamo certi che Lei si renderà conto del danno di immagine che ci è stato causato prima dai commenti contenuti nel Suo blog, e tutt’ora dalla campagna diffamante scatenatasi dalla errata interpretazione del provvedimento assunto da WordPress. Chiediamo quindi anche a Lei di attivarsi affinchè questa situazione rientri nei canoni di una normale e civile discussione in rete. In attesa di un Suo positivo riscontro, Le inviamo i nostri cordiali saluti. John Ashfield – John Ashfield
Ognuno tragga le proprie conclusioni
*** Aggiornamento 2 ***
Andrea Celli, titolare del marchio John Ashfield, scrive una lettera aperta a Sybelle pubblicandola come commento ai post di svariati blog che hanno riportato la vicenda a partire da Piovono Rane di Gilioli e per finire al mio Taccuino.
Il commento giunto su questo blog è pubblicato sotto.
*** Aggiornamento 3 ***
Giovanni Boccia Artieri, docente universitario esperto di comunicazione, marketing e sociologia dei new media ha scritto un post aperto a Andrea Celli sul proprio blog.

Neve a Roma

Sono a Roma dal 1991 e non l’ho mai vista imbiancata fino a stamattina.

Roma, 12/02/2010