Il taccuino di Armando Leotta Rotating Header Image

Campagna elettorale senza mea culpa

Da settimane si è insediato il governo Monti, un governo tecnico di responsabilità nazionale voluto da (quasi) tutte le forze politiche europee.

Non sono un esperto d’economia né di politica, mi limito ad osservare quanto mi succede attorno e mi condizionerà sempre di più nel quotidiano, immediato e futuro.

Prendetelo come uno sfogo, un foglio di un vero taccuino personale.

Da una parte l’ex governo Berlusconi.

La crisi è come il Presidente della Repubblica: va tirata per la giacchetta solo quando serve. Non vorrei sommergervi di collegamenti ad interviste e dichiarazioni dell’ex Premier in cui si nega la crisi: non c’era e non avrebbe comunque riguardato la nostra nazione per la propensione proverbiale degli italiani al risparmio. Vi ricordate tutti i siparietti nelle varie trasmissioni in cui la crisi serviva solo a sviare la discussione da un’escort ad un’altra, da una legge ad personam a paradisi fiscali, etc etc. Certo, non mancano le chicche da wannabe-premio-nobel o l’invito a scaricare cassette di frutta al mercato da parte di un gigante dell’economia (in calce due video a mero titolo evocativo).

Anni decisivi sprecati, buttati.

Dall’altra parte la cosiddetta opposizione.

Cos’ha fatto questa opposizione non si è capito. Quello che non sono riusciti a fare è stato creare un’alternativa credibile e duratura a quello stato di regime mediatico e non solo che sembrava essere l’unica scelta possibile, stabile e duratura.

Incapaci, ottusi.

Poi ci si lamenta del commissariamento europeo. Per fortuna, altrimenti stavamo ancora dibattendo sul bungabunga, su minorenni avvenenti e soubrette ministro.

Cosa accomuna oggi la politica italiana a mio avviso?

La sconfitta, l’incapacità di reagire figuriamo di pianificare! E pensare che il concetto stesso di politica include implicitamente il concetto di strategia, di pianificazione.

Berlusconi si fa da parte per il senso del dovere? La crisi economica danneggia anche le sue aziende: paradossalmente non è riuscito nemmeno a salvare i propri interessi economici distratto com’era da quelli personali.

Politicamente?

Si prospetta un periodo di sacrifici, di scelte impopolari, oramai, inderogabili e improcrastinabili.

E quale forza politica italiana si accollerebbe queste scelte? La Politica al servizio del cittadino dovrebbe farlo, quella al servizio della poltrona si fa da parte lasciando la scottante ed imbarazzante questione ad un governo tecnico.

Dovremmo dire grazie a Berlusconi che si è dimesso non essendo obbligato a farlo?

Dovremmo dire grazie a Bersani che lo ha costretto all’angolo e alle dimissioni?

E’ un siparietto ridicolo, patetico e tanto italiano.

La politica ha perso, il popolo ha perso, la democrazia ha perso. Chi ha vinto? Nessuno, Goldman Sachs a parte.

Temo che si prospetteranno mesi e mesi di campagna elettorale ai danni della nostra economia e del nostro stato sociale.

I sacrifici? Le mani in tasca agli italiani? Non una scelta politica, non un governo politico ma scelta obbligata di un governo tecnico: un po’ come fare i propri comodi e poi lavarsene le mani. In confronto Ponzio Pilato era un signore.

A chi grida allo scandalo sulla scelta di Monti Premier sottolineando la presenza tentacolare della Goldman Sachs (anche) nell’economia europea chiedo: la scelta doveva forse ricadere su uno di quei giovani che Brunetta voleva mandare a scaricare cassette al mercato? E pensare che avevamo un quasi-nobel a portata di (ex)governo.

 

 

Silenzio, almeno quello.

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