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Trenitalia, interno giorno (è un post polemico)

Treno, interno giorno.

È un giovedì di fine agosto, uno di quei giovedì che si porta dietro tutto il caldo di un’estate da record.

Sono sul treno regionale che da Velletri trasporta lavoratori e superstiti del Welfare fino al centro della capitale, da dove ognuno raggiungerà poi il proprio posto di lavoro. O campo di concentramento: dipende dal punto di vista.

Mancano due giorni alle ferie! Due giorni oziosi, lenti, durante i quali si arranca come nel deserto con la visione di vacanze rigeneranti. Il lavoro passa da momenti frenetici ad altri un po’ più tranquilli durante i quali fingi di sistemare quelle pratiche che dall’anno scorso attendono una soluzione.

Incastrata nell’attività lavorativa quotidiana c’è un altro incarico che molti devono compiere ogni giorno: il mestiere di pendolare. E’ un compito difficile, un lavoro duro, che necessità di pazienza, mal pagato. Gli straordinari, poi, non vengono conteggiati.

Ogni mese il pendolare utilizza (o, almeno, ci prova) diversi livelli di servizio messi a disposizione dallo Stato – dietro pagamento di un lauto compenso- per raggiungere, ogni giorno, il proprio posto di lavoro.

Lasciamo da parte per un momento le inclemenze del mondo del lavoro. La precarietà, il mobbing, i compromessi da accettare, le verità scomode. Fermiamoci solo sulla tratta che bisogna percorrere per raggiungere il luogo dove passiamo la maggior parte del nostro tempo.

Ed inquadriamo ulteriormente il trasporto ‘su ferro’. Trenitalia, linee regionali.

Orari? Aleatori. Durata di percorrenza? Variabile.

Variabile in base a cosa? Nella maggior parte delle congiunture si tratta di incastri reciproci con scambio generoso di ritardi comuni. In sostanza stai fermo al binario, ritardando ed in attesa di un treno, anch’esso in ritardo, che deve transitare prima del tuo per non aumentare ulteriormente il deficit di servizio.  Da dove parta il problema, quale sia la prima causa di ritardo, non è dato saperlo. Mal comune mezzo gaudio, insomma.

Io, proprio ora, sono seduta sul seggiolino di un treno fermo da venticinque minuti al binario di una piccola (ma strategica!) stazione di provincia. Fermo senza motivo apparente.

La soluzione si fa chiara quando vedo arrivare dal lato opposto un convoglio del tutto simile al mio che ci affianca e passa oltre. Allora si può ripartire, ma il ritardo accumulato non è recuperabile, quindi so già che giungerò a Termini fuori tempo limite per poter percorrere il tragitto stazione-ufficio con tranquillità. Anche perché, con tutto quel ritardo, il binario utile per l’arrivo di questo treno sarà già stato occupato da un altro mezzo in partenza e la scelta dell’alternativa ricadrà immancabilmente su uno di binari cosiddetti ‘laziali’.

Ci siete mai stati? Sono gli ultimi in fondo alla stazione. A destra.

Quelli che per arrivare all’uscita principale su Piazza dei Cinquecento ti portano via da soli dieci minuti (di corsa!) che si sommano al ritardo accumulato dal treno portandoti, inevitabilmente, a raggiungere il tuo ufficio oltre l’orario di entrata.

Come se non bastasse la quotidiana lotta contro i ritardi, la maleducazione, le alzatacce mattutine, l’aria condizionata troppo forte (anche in inverno) o il riscaldamento asfissiante (soprattutto in estate) un’altra variabile si è prepotentemente inserita nel delicato disequilibrio dei pendolari.

Trenitalia si serve, in comodo outsourcing, di un’azienda che si occupa -o almeno dovrebbe- dell’igienizzazione e pulizia dei convogli ferroviari. Desistiamo per un attimo dal parlare del fatto che i treni non siano mai puliti, senza ricercare il motivo nascosto fra le pieghe delle abitudini ai non-servizi, tipicamente italiana.

Il tasto (più) dolente di questi giorni estivi è la questione dello sciopero attuato da questa azienda di pulizie esterna nei confronti della propria azienda, di Trenitalia e dei viaggiatori. Il motivo del contendere è sicuramente importante, qualunque esso sia. Se un lavoratore, e in questo caso un intero collettivo di lavoratori, attua uno sciopero protratto per oltre due mesi, intende sicuramente movimentare duramente la propria protesta.

Questa situazione crea notevoli e sgradevoli inconvenienti a chi viaggia con Trenitalia.

Treni (smodatamente) sporchi, contenitori dell’immondizia non svuotati (e viste le dimensioni di questi ‘cestini’ non è difficile immaginare cumuli di carta, bottiglie, confezioni vuote che fuoriescono tracimanti),

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sedili e pavimenti con sfumature di colori non contemplati nemmeno nella scala cromatica delle donne.

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Unite lo schifo ‘standard’ che il regime monopolista di Trenitalia crea quotidianamente al disagio formato da due mesi di sciopero del personale addetto alle pulizie dei vagoni. Fatto? Bene.

Adesso moltiplicate il tutto con il fattore di maleducata strafottenza che a vari livelli l’essere umano è in grado di mostrare. Fatto? Bene.

Il risultato è questo:

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Non è tutto, c’è anche questo:

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Ed è solo una porzione di treno relativa a otto (Houston! Ripeto: otto!) sedili di un vagone. Non ho fotografato le tendine mancanti, perché l’immagine di un vetro sporco ma scoperto non è forte a sufficienza. Vi risparmio i braccioli divelti e i sotto-sedili sfondati.

Volete che vi racconti della signora che per protesta si è fatta fare la multa dal capotreno? Delle pulci e delle mutande sporche (e non solo macchiate) di residui fisiologici umani? Dei vagabondi ubriachi che usano i treni come dormitorio (e, evidentemente, non solo?)? Dei martelli di sicurezza mancanti? Non ho tempo, sono ai ‘laziali’ adesso e devo correre in ufficio. Sono interinale, e sai com’è.

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  • Sono anni ormai che vorrei scrivere e documentare qualcosa del genere.
    Alla fine preferito evitare perchè ha prevalso la fretta, l'indignazione e la consueta stanchezza che accompagna il pendolare ormai sfiancato.

    A nessuno interessa. Le tratte sono in gestione regionale e gli abbonamenti sono profumatamente pagati in anticipo.
    Pensi che a Matteoli o a Moretti o al Presidente interessi aldilà di qualche foto con cappellino da ferroviere in freccia rossa?

    Li aspetterei sul Nettuno, tutti e tre.

  • Pero ci sono nazioni Europee non lontane dalla nostra dove, se qualcosa non funziona, i cittadini *si fermano* fino a che non ottengono quello che è lecito.
    Perché qua no?

    • eh, perchè qua no? Io ho la mia teoria e sai come la penso. Il compromesso è progenitore dello zerbinismo

  • bah

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