E’ stato presentato ieri a Cannes “Draquila: L’Italia che trama“, l’atteso film di Sabina Guzzanti che tratta il difficile tema del post terremoto a L’Aquila e le vicende, strumentalizzazioni e speculazioni che ne sono seguite (qui la presentazione in anteprima proprio a L’Aquila il 5 maggio scorso).
Sebbene il ministro dei beni e attività culturali Bondi abbia mandato gli auguri ai due film che rappresentano l’Italia al 63° festival di Cannes (La nostra vita di Daniele Lucchetti, in concorso e Le quattro volte di Michelangelo Frammartino -nella Quinzaine-), le pellicole che ci rappresentano sono 3 (tre). E quella di Guzzanti, purtroppo, sembra essere una di quelle che ci rappresenta di più in tutto il mondo.
Lo sanno bene i giornalisti stranieri, che subito dopo la proiezione si sono messi a caccia di “native italian” , non star del cinema ma gente comune a cui formulare ossessivamente alcune semplici quanto imbarazzanti domande:
Succedono davvero queste cose?
E’ tutto vero quello che descrive la regista?
E’ veramente così il vostro Paese?
E soprattutto, perchè non protestate?
Ecco. Domande sconcertanti quanto semplici, dirette e disarmanti: chi risponde a questi giornalisti stranieri?
Chi spiega loro perchè non protestiamo?
Cara Sabina,
al solito il nuovo MinCulPop ti bannerà, oscurerà, diffamerà.
Ma grazie alla rete ed al proscenio internazionale non è più come ai tempi del fascio.
E laddove non arriva l’azione dell’opposizione decorticata e connivente, l’auspicio è che dalla scossa emotiva del film si produca il granello di sabbia che ingrippi la macchina censoria del regime.
Gero